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Una Apple al giorno, ti mette i lucchetti attorno

Posted by teknux on October 08, 2007 at 12:08 PM

Quando si parla di monopoli informatici, anche la persona meno informatizzata pensa immediatamente a Bill Gates e Microsoft allo stesso modo in cui parlando di cattiva politica si pensa a Berlusconi o alla Casta. Per carità, entrambe hanno le loro magagne, altrimenti nessuno li citerebbe. Ad ogni modo, per ora, uno è all’opposizione, e l’altro finalmente deve pagare una pesante sanzione.
Tuttavia, non faccio molta differenza tra applicare pratiche le commerciali considerate illecite e quelle considerate passabili. Rispetto a Microsoft, Apple non punta ad estromettere i concorrenti dal mercato, ma fa di tutto per affinchè gli utenti non possano rivolgesi altrove: il risultato commerciale non cambia, la libertà degli utenti viene limitata pesantemente.

La mia esperienza con Apple è durata circa un anno, il tempo di acquistare nel giro di 6-7 mesi un PowerBook G4, un IPod Nano ed un Mac Mini. Peccato che di lì a poco la casa di Cupertino avrebbe rivoluzionato tutti i prodotti abbandonando i neo-nati G5 in favore di Intel. Vuol dire che automaticamente i possessori della vecchia architettura sarebbero stati in gran parte tagliati fuori, non tanto da Apple stessa, che comunque forniva i cosìddetti fat binary, ma soprattutto dal resto degli sviluppatori di software per mac. La spesa giustificata dalla qualità è andata a farsi benedire. Fortunatamente ho fatto in tempo a rivendere il pbook ad un prezzo leggermente inferiore di quanto l’ho pagato (chi ha posseduto un pbook sa che era praticamente esonerato dalla svalutazione nel tempo), mentre sul macmini (invendibile per quanto fa cagare) gira una Ubuntu PPC, che almeno mi da un’aspettativa di vita maggiore.
Che la mia esperienza sia solo una sfortunata coincidenza per essermi trovato in un periodo di cambiamento di rotta? Non credo proprio, il problema è alla base ed in generale non riguarda solo Apple: è come vivere in una luogo perfetto, in cui ti senti libero finchè non ti viene voglia di uscire. L’ennesima conferma proviene dal recente firmware dell’IPod che pretende solo i brani gestiti con il software iTunes, e pensare che quando l’ho acquistato era proprio per garantirmi la compatibilità su Linux! Già, perchè provando altri lettori mp3 (come i Samsung), si scopre solo dopo averli acquistati che c’è bisogno di un software proprietario per gestire i contenuti.
La mia impressione è che si sta perdendo di vista chi è il vero proprietario dei contenuti: l’utente che paga per un supporto o servizio e che deve rimanere sotto il proprio controllo, non di un altro. Aspettare che sia lo smanettone di turno a scardinare queste trappole digitali non è concepibile, sarebbe solo una questione di tempo, poi verrebbero schiacciati con statistiche, inondando il mercato di prodotti bloccati, ciascuno con una blindatura differente (perchè i brevetti contano).
Anche se con un peso (ovviamente) diverso, il concetto è lo stesso che si applica alle libertà individuali: Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza.
Questa frase acquista maggiore valore spostando l’argomento dai player mp3 ai comuni pc da casa con Windows: visto che il sistema non è in grado di proteggersi nè dai malware, tanto meno dalle incapacità dell’utente finale, è meglio che qualcuno (in questo caso Microsoft) guidi le operazioni distinguendole tra lecite e non lecite. Naturalmente ascoltare/duplicare musica, anche per uso personale, rientra nella seconda categoria, lascio a voi le conclusioni, nel frattempo date un’occhiata a queste notizie: microsoft brevetta adware pubblicitario, Vista ed i DRM, DRM ed il player di MS.

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