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Magari lo studente fosse davvero al centro

Posted by teknux on September 17, 2007 at 10:12 AM

Oggi inizia ufficialmente la scuola, ma questa volta non sarò presente a salutare i ragazzi promossi alla classe successiva, nè a prendere in giro le nuove vittime dei primi anni. Sono passati 6 mesi dal mio abbandono, anche se penso ai miei studenti praticamente tutti giorni. Quando mi chiedono com’è fare l’insegnante per me che da studente ero un piccolo demonio rispondo sempre che è una delle attività più esaltanti e costruttive che mi sia capitato di fare.

A questa risposta segue sempre la seconda domanda di rito: ma allora perchè hai lasciato? Perchè con un contratto a tempo indeterminato quasi full-time (ufficialmente 30 ore su 36) prendevo 980 euro (lo stipendio pieno di un insegnante è 1150). Ero in un CFP indipendente dalle logiche del Ministero dell’Istruzione (non male per creare un percorso formativo non imposto dall’alto), finanziato dalla Provincia e gestito dal Comune. Per circa 2 anni, ho lavorato contemporaneamente a scuola e come consulente per una nota azienda Finmeccanica (un totale di 12-14 ore di lavoro quotidiane). È nel secondo posto che ricevevo uno stipendio vero e proprio; la scuola l’ho presa come volontariato considerando la resa economica. Tuttavia, i soldi sono stati solo una questione per così dire marginale, il punto è che non bastavano per inghiottire tutta quella merda che vedevo quotidianamente. Normalmente dico sempre che tra dentro e fuori l’aula c’è una differenza abissale, nella mia scuola (ma probabilmente anche in altre) addirittura paradossale: il rapporto con colleghi e Direttore è inversamente proporzionale a quello instaurato con gli studenti. E qui cominciano i dolori, perchè se il motto era lo studente sempre al centro di tutto, in pratica diveniva pariamoci il sedere e sistemiamo gli amici che tanto per i ragazzi meglio di così si muore, siamo i migliori!. Se qualcuno si sta chiedendo dove sia finita l’umiltà, o volendo anche solo un pizzico di autocritica, rispondo subito che si tratta di un ambiente controllato da chi lo finanzia, non si può sbagliare, altrimenti la responsabilità è del Sindaco.
Per fare un po’ di chiarezza, e dimostrare la fondatezza di certe affermazioni dovrei raccontare qualche aneddoto:

I monologhi del Collegio Docenti:
Cominciamo pure col dire che il 90% dei collegi affrontati, di norma almeno uno al mese, non erano poi così collegiali, una forma di comunicazione verticale che difficilmente ammetteva alternative alla risposta: “Ha perfettamente ragione Direttore”. Ad essere ancora più precisi, il Direttore ha sempre offerto la sua disponibilità a nuove idee, iniziative e critiche, a difendere lo status quo c’erano altri incaricati strategicamente posizionati all’interno della stanza per le riunioni. Qualsiasi argomenti al di fuori del loro binario prestabilito, veniva soffocato quasi sul nascere dal solito coretto di fedelissimi, in realtà 5-6 persone ben organizzate rispetto alle restanti 10-12. Spesso massivizzavano i risultati con poco sforzo, nel mio caso essendo laureato in sociologia ma insegnante di informatica, se l’argomento trattava l’abbandono delle aule computer (che il sottoscritto assieme ad una collega si è offerto di rimettere a nuovo gratis et amore dei) non ero adatto a trattare simili argomenti (già, 2 anni di reti, sicurezza, programmazione e consulenze varie dentro Finmeccanica può farli anche un analfabeta…) perchè sono un sociologo. Se invece l’argomento trattava i ragazzi (disagi, problemi adolescenziali, droga, etc) non ero adatto in quanto sono solo un informatico. Geniale, ma andiamo avanti.
Un’altra situazione divertente si verificava ogni qualvolta non c’erano ordini del giorno strettamente importanti, cosa fare? Si spolverano i soliti cavalli di battaglia. Se Vespa ha Cogne e Studio Aperto qualche zoccolina di turno, la mia scuola aveva la droga senza alcun tipo di distinzione tra pesante/leggera nè qualche barlume di informazione riguardante l’uso che ne fanno i ragazzi. Tralasciando il fatto, già di per sè grave, che l’età media dei miei colleghi è sulla trentina (quindi miei coetanei…), il problema era racchiuso più o meno in questi termini:
  1. La droga è un problema!
  2. La droga fa male
  3. Dobbiamo punire chi viene preso in flagrante
  4. Se si viene a sapere che figura ci facciamo?
  5. Avvisiamo la guardia cinofila
  6. Eh si, la droga è un problema
  7. Grazie a tutti per il contributo, ci vediamo domani a scuola

A quel punto, con un minimo di ragionevolezza e background, ho/abbiamo proposto alcune iniziative, a cominciare dal fare informazione in aula partendo da basi attendibili come ad esempio la lettura di un qualsiasi rapporto OMS o trattato di tossicologia, evitando di invitare i soliti ex tossici dalla comunità o qualche medico del SERT, ormai è risaputo che non hanno alcuna autorevolezza agli occhi dei ragazzi. La risposta scusa è sempre stata: servono esperti, quali non è dato saperlo, nel frattempo limitiamoci a reprimere, così non si può dire che la scuola non fa niente.

Bullismo/Teppismo: proteggere i ragazzi (solo se strettamente necessario):
Prima di andare avanti, è meglio premettere che, trattandosi di un CFP, non è raro imbattersi in ragazzi particolarmente vivaci, di quelli che non trovano spazio nelle scuole ministeriali e che quindi vengono sistematicamente allontanati in un modo o l’altro. Qualcuno li definisce ragazzi difficili, ma la difficoltà di relazionarsi è quasi sempre dell’insegnante che non riesce a stabilire un contatto. Del resto molti insegnanti hanno la stessa pretesa che potrebbe avere qualcuno che desidera aprire tutte le porte con la stessa chiave: non è impossibile, ma occorre lavorarci sopra. Premesse a parte, il bullismo non è una novità, nè a scuola tantomeno altrove, anzi lo interpreto innanzitutto come un insieme di prepotenza e maleducazione, il che riporta un po’ più vicino i termini di questo concetto. Come per l’argomento droga, anche in questo contesto l’approccio non cambia di molto, aggiunge solo alcune sottigliezze dovute alla varietà delle casistiche per scegliere la soluzione più comoda alla scuola, poi se avanza anche allo studente vittima/carnefice:
  1. il ragazzo da fastidio alla lezione del Prof. X: se X è visto di buon occhio, il ragazzo diventa un problema a prescindere dalle responsabilità di X. Emblematico il caso di uno studente che ha picchiato un insegnante: allarme generale iniziale, poi si è scoperto (perchè il narratore si è dimenticato di dirlo) che l’insegnante aveva insultato/umiliato il ragazzo e lui ha pensato di rispondere con un calcio alla schiena. Il ragazzo è stato allontanato senza troppo rumore, visto che la famiglia non aveva tempo per venire a scuola. Quasi nessuno si è posto troppe domande in merito all’accaduto, chi lo ha fatto non ha ricevuto risposte.
  2. il ragazzo da pesantemente fastidio anche ai compagni Y,Z e K in particolare: se nessun genitore si è fatto vivo non vedo cosa possiamo fare noi;
  3. i genitori di K sono venuti a lamentarsi: ok rassicuriamo i genitori, è sufficiente che vada a un giornale locale e ci ritroviamo nei guai. I ragazzi al centro di tutto!
  4. allontanare il ragazzo?: si, ma prima controlliamo il numero legale per tenere insieme una classe, altrimenti tocca sopportarlo. Ricordate, avere meno classi vuol dire avere meno lavoro per voi, quindi meno stipendio. Qualcuno ha provato anche a rinunciare alla sua porzioncina di stipendio pur di rimanere coerenti con una linea educativa degna di tale nome, ma è stato isolato.
  5. quel ragazzo non ha un posto dove stare, ha gli assistenti sociali che lo seguono perchè la famiglia è… assente, che fare: non ci si può mica prendere sempre carico di tutti, se da fastidio al Prof. X e il genitore di K si è lamentato, dobbiamo finire sui giornali?
  6. se non si può allontanare perchè serve per il numero legale come si fa?: appena sgarra si prende dai 5 ai 15 giorni di sospensione senza obbligo di frequenza e poi vediamo. Se serve per il prossimo anno si deciderà agli scrutini di giugno, sempre che non abbia superato il limite di assenze.
  7. quel ragazzo del corso camerieri ha lanciato polpette incendiate all’interno del ristorante dove faceva pratica (un fatto vero), oltre a picchiare i compagni, bestemmiare allegramente in aula, etc etc: è già stato segnalato, ma se mandiamo via lui, ci tocca mandare via anche gli altri due, come facciamo col numero legale?
  8. il ragazzo di prima, assieme ad altri, molesta continuamente una ragazza (con alcuni problemi di comunicazione). Vada per quello che già fanno normalmente agli insegnanti, ma qui ci va di mezzo una studente, ed i genitori si stanno facendo sentire: spostiamo la ragazza in un altro corso (altro fatto vero).

Dovrebbe essere chiaro il tenore adottato in questa scuola, per brevità ho tralasciato altri aspetti che, magari, affronterò in un articolo successivo, per oggi c’è fin troppa carne sul fuoco. Non è assolutamente corretto pensare di fare tutta l’erba un fascio, nel mio caso sono intervenuti alcuni fattori che è difficile ritrovare nelle scuole ministeriali perchè alcuni meccanismi sono differenti, a cominciare dalla gestione ministeriale paragonata a quella locale. Dovrebbe essere in vantaggio la seconda, ma paradossalmente ha solo contribuito a peggiorare la situazione, considerando che la politica locale influisce molto più intensamente. Quello che invece posso affermare con ragionevole certezza, e che mi stupisce al tempo stesso, è il constatare la mancata evoluzione nei metodi di insegnamento nonostante il passaggio di generazione.

In bocca al lupo ragazzi, tenete duro!

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